letture per le vacanze
Vecchi amici e vecchie amicizie.
Ciao, state leggendo SUPERNOVA CLUB e il tempo di lettura di oggi è puramente teorico perchè in questa mail con il ritorno delle #recensionivelocidilibri vi consiglierò una dozzina di libri da leggere per le vacanze, quindi potenzialmente prima di finire di leggere tutto potrebbero servire mesi se non anni. Se vogliamo parlare soltanto della mail, invece, direi che 6/7 minuti potrebbero essere più che sufficienti.
Ciao membri del SUPERNOVA CLUB! Oggi credo sia giusto ringraziare tutti quelli che sono venuti ( o avrebbero voluto venire ma non ci sono riusciti ) al Party Like A Deejay. Ve l’ho scritto velocemente sotto un post di Instagram ma vorrei ripetervi qui quanto vedervi dal vivo tutti insieme e così caldi e appassionati sia stata una sensazione stupenda. Chi segue CATTELAND e SUPERNOVA sa quanto ci piaccia prendere in giro tutti quelli che incentrano la narrazione del loro lavoro sulla retorica ruffiana e ricattatrice della community. Da quando la tv non è più l’unica fonte di intrattenimento, per cercare di tenersi agganciati una fetta di pubblico, sono centinaia quelli che cercano di creare l’illusione di un legame affettivo, spesso se non sempre monodirezionale con chi li segue. Non vorrei cadere anche io in questo trappolone, ma devo dire che lo speaker’s corner di Sabato scorso mi ha dato davvero l’impressione che negli anni qualcosa l’abbiamo costruito. Cattelandiiiiniiiiiiiiiii!
Una rara immagina di migliaia di persone che hanno pagato un biglietto per stare con noi.
Grazie a tutti per essere venuti anche da parte di Walter, Fosca e Mauri.
E già che siamo qua a ringraziare, c’è stato un momento in cui dietro il palco del concerto serale mi sono trovato a cazzeggiare con Fede Russo, Fabio Volo, Linus e Nicola e mi stavo pisciando addosso dal ridere. Anche tra noi speakers ci vediamo troppo poco e questa festa è sempre una bella occasione per riunire tutto il gruppo. Lunga vita al Party like a DEEJAY.
STORIE DI LIBRI 📕📚
Ma veniamo al clamoroso ritorno delle #recensionivelocidilibri. Intanti facciamo un po’ di storia; le Recensioni veloci, come le possiamo chiamare amichevolmente noi lettori, nascono da un post su Instagram che avevo fatto una decina d’anni fa in cui, dopo aver passato delle vacanze estive abbastanza proficue dal punto di vista della lettura, avevo impilato e votografato tutti i libri letti e li avevo recensiti velocemente con commenti tipo SI! Siiiiiiii! Meh… No! Insomma… Mha… Stupendoooo!
L’idea mi era venuta perchè quando mi capitava di cercare delle recensioni di un libro che mi interessava, avevo notato una certa tendenza dei recensori a scrivere dei pipponi più lunghi del libro stesso e sostanzialmente volevo semplificarvi la vita.
Il post aveva avuto decine di migliaia di condivisioni ed era diventato un appuntamento ricorrente. Così, un paio di volte all’anno ( al massimo tre quando andava bene ) postavo pile da 15/20 libri recensiti velocemente per darvi qualche consiglio di lettura e leggevo le vostre risposte e segnalazioni creando una piccola community ( aridaje co’ ste cazzo de coomunity ) di persone che nel tempo avevano sviluppato una sorta di gusto comune. L’idea di fondare una casa editrice come ACCĒNTO probabilmente è nata proprio da lì.
Una volta nata ACCĒNTO però avevo sospeso questa tradizione ( non mi sembrava elegante scrivere Meh di un libro di un’altra casa editrice ) ma con mio grande stupore e un po’ di orgoglio ho subito scoperto che l’hashtag #recensionivelocidilibri ha continuato a vivere indipendentemente da me grazie ai lettori e ancora oggi è un ottimo modo per scoprire nuovi titoli.
Oggi ACCĒNTO è ancora viva e vegeta, ma negli anni ho parlato talmente bene di talmente tanti libri di altre case editrici che credo di essermi guadagnato la possibilità di condividere un paio di opinioni senza che nessuno si offenda, e quindi…. Andiamo con il primo capitolo del ritorno, in cui magari qualche parola in più me la concederò, delle #recensionivelocidilibri. Come da regolamento si parte dall’alto verso il basso:
🇮🇹 Si! Poesie agrodolci.
🇮🇹 Si! riflessioni interessanti.
🇨🇭 Bello, veloce. Allegoria della vita.
🇰🇷 Un classico. Mhh… forse da adolescente l’avrei apprezzato di più.
🇮🇹 Fighissimo
🇫🇷 Allora… lui è il mio prefe ma qui alterna alcune solite pagine magistrali ad alcuni momenti dove ci si perde un po’. Dio mi perdoni.
🇬🇧 Insomma. Dalla sinossi credevo meglio.
🇮🇹 Divertente.
🇺🇸 Scritto bene ma abbastanza piatto.
🇬🇧 Per quel che ho capito, siiii!
🇮🇹 Questo l’ho capito. Interessantissimo.
🇧🇷 Non credo serva specificarlo ma Siiiiiiiiii.
🇭🇺 Aspettative giganti. Molto bello.
🏴 Inzomma…
🇺🇸 Capolavoro senza se e senza ma.
🇮🇪 Carino. se vi piace Sally Rooney è il vostro libro.
Ci vediamo appena ne ho messi insieme un altro po’ per altre recensioni! Ovviamente se avete letto qualcuno tra questi libri e volete dire la vostra, o ne avete altri da consigliare, la sezione dei commenti è completamente a vostra disposizione!
CINE-MATTA 🍿 🎞️ 🎬
Ecco ora a voi un nuovo contributo della regina dei podcast Silvia Righini che ci parla del film più visto al mondo questa settimana. Se avete vissuto su Marte negli ultimi 7 giorni forse non avrete sentito parlare di BackRooms, film sfascia botteghino diretto da Kane Parson, un ragazzo del 2005 (duemila e cinque porcoddueeeeee! ) che ha ridefinito le regole dell’horror. Eccolo qua:
Tra l’altro, sapete a chi ha concesso l’unica intervista italiana? Pensateci un po’… Dai che ci potete arrivare con l’intuito… Vai buttatevi…. Esatto! A noi di Catteland/Supernova. Ora non per farci i complimenti da soli e dirci che siamo dei fighi spaziali, ma, beh… insomma… le cose stanno così. La trovate QUI
Ora però immagino sarete curiosi di conoscere il pensiero di Silvia. Vai Silviiiiiii:
BACKROOMS di Silvia Righini
Vi ricordate The Blair Witch Project? Quando è uscito era il 1999 e io avevo 14 anni. Era un film dell’orrore mascherato da filmato amatoriale e raccontava la storia di tre studenti di cinema che vanno nelle foreste del Maryland per realizzare un documentario su una donna accusata di stregoneria e ammazzata in quella zona. Ovviamente i protagonisti finiscono male. All’epoca ci colpì tanto perché si era diffusa la leggenda metropolitana che fosse tutto vero, che si trattasse sul serio di un filmino ritrovato mentre chi lo aveva girato era scomparso misteriosamente nel nulla. Insomma, non avevamo idea di cosa fosse un mockumentary e comunque la paura ci piaceva. Credo che l’inquietudine di quel film racchiudesse, col senno di poi, tutto l’orrore che l’arrivo delle telecamere da tasca (aka gli smartphone) ha portato nelle nostre vite. Si sa: se c’è una telecamera accesa, c’è il grosso rischio che sullo schermo appaia qualcosa di terrificante. Nella leggera distorsione che una lente fa delle immagini più banali c’è un potenziale di terrore immenso (per i secchioni o i curiosi: vedi il saggio sul Perturbante di Freud). Se si apre Instagram si capisce che in effetti le immagini che ci circondano sono spaventose: a me personalmente terrorizzano i tutorial di makeup fatti dalle bambine, e anche i video di prima e dopo il dimagrimento postati dai personal trainer. Comunque, sei anni dopo la Strega di Blair, il 23 aprile 2005, è arrivato “Me at the zoo”, il primo filmato della storia caricato su Youtube. Andate a vederlo, merita. O quantomeno racconta l’inizio della fine della società come la conoscevamo quando gli zuccheri non facevano male e non eravamo obbligati a guardare in foto o video tutto quello che i nostri amici mangiano a pranzo e cena. Per una curiosa coincidenza, Kane Parsons, il regista di Backrooms, il film di cui tutti stanno parlando, è nato proprio nel 2005. Ve lo dico subito: Backrooms mi è piaciuto molto. E mi ha gettato nella stessa inquietudine in cui ero finita con la famosa Strega. La cosa interessante è che anche questo film nasce da una leggenda metropolitana che è in giro da 7 anni: nel 2019 sul sito 4chan, un utente anonimo ha pubblicato una fotografia sfocata di un gigantesco ufficio vuoto, accompagnata da questa didascalia: “Se non stai attento e non esci dalla realtà nelle aree sbagliate, finirai nelle Backrooms, dove non c’è altro che l’odore di moquette umida, la follia del giallo monocromatico e circa 600 milioni di miglia quadrate di stanze vuote segmentate in modo casuale, in cui rimanere intrappolato”. Parsons, che all’epoca ha 14 anni, resta molto colpito da questa immagine e dal testo inquietante, tanto che, con i mezzi grafici opensource che ha a disposizione, ci costruisce sopra un intero filmato, “Backrooms: found footage”
e una serie horror che vengono guardati da molti milioni di persone. Per via di questo botto di views, una società di produzione gli dà fiducia e gli produce un lungometraggio sul tema, che diventa la storia del proprietario di un grande magazzino di mobili che scopre che dietro una parete del suo negozio c’è uno spazio immenso, labirintico e inquietante che somiglia al negozio della realtà, ma è più pericoloso, nasconde segreti e sembra non avere fine. Ora, dare 10 milioni di budget in mano a un regista ventenne youtuber era un rischio non da poco. Io stessa quando ho letto “regista ventenne youtuber” ho detto “mi sa che ‘sto film lo evito”, poi fortunatamente ho chiesto il parere dei miei amici Ale e Walter che mi hanno consigliato di andare a vederlo. Stranamente, avevano ragione. Io l’ho letto soprattutto come un film che parla delle nostre psicosi, delle battaglie quotidiane che facciamo coi nostri mostri interiori, della difficoltà di mantenere l’equilibrio mentale. Ma credo ci sia di più: è un film che per la sua estetica allucinante (un labirinto di stanze senza senso e senza fine, riflesso sbiadito della realtà che conosciamo) coglie proprio il terrore e l’insensatezza degli spazi tutti uguali in cui viviamo, suggerisce quanto sia amara la realtà di questa nostra vita vissuta in luoghi seriali, ripetitivi, tristi, “umidi e monocromatici”, distese infinite di appartamenti arredati stile AirBnb, con la scritta LOVE in legno appesa in cucina. Insomma la paura che ti mette addosso Backrooms è diversa da quella della Strega di Blair, se là il messaggio era: non andare a esplorare l’ignoto nei boschi, che è pericoloso, qui invece è: scappa da tutto quello che è noto perché ti inghiottirà, scappa da questi cazzo di cubicoli tutti uguali dove tutti viviamo e che ci tengono prigionieri, il mostro non è là fuori, è qui dentro, e ci è finito perché a generarlo è stato il vortice di insensatezza di questa nostra esistenza. Scappa nei boschi, perché almeno lì c’è una strega che ha capito che è la gente con la telecamera a essere la più pericolosa.
MONDO SUPERNOVA
Vi lascio le mie puntate preferite di queste ultime settimane di SUPERNOVA:
⚽️ Ma chi è ma chi è? Marteeeeeeen de Rooooooon! Persona eccezionale. Vorrei fosse il mio migliore amico.
🎤 Quando si dice parlare chiaro. Gemitaiz non ha peli sulla lingua.
✍🏻 Tutti i segreti del calcio mercato raccontati da chi lo conosce dall’interno: Piero Ausilio ci racconta tutto.
E anche per questa volta è tutto. Seguite SUPERNOVA su YouTube ed iscrivetevi a questa newsletter per restare sempre in contatto con noi.
Ale








Ciao Ale, ringrazio sentitamente per le recensioni veloci ( da cui, all' epoca ho preso più spunti, spesso scoprendo titoli a cui difficilmente sarei arrivata in altro modo) maaaa .. ho dovuto fare un su e giù una ventina di volte per abbinare titolo a recensione😅. Visto che, proprio qui non molto tempo fa, mi hai nominata sottosegretaria all' etica, propongo di riportare il titolo prima della recensione ( confidando nel fatto che cercare le bandierine abbia portato via a te lo stesso tempo che io ho passato ad andare su e giù 🫨). Nella foto dello speaker corner, mi trovi esattamente dove i volti non si distinguono più, là dove ci siamo sciolti sotto il sole cocente al grido di "CENTO,CENTO"😬! P.S. grazie, è stato divertente 😊
Troppo su e giù, non ho capito quale libro posso acquistare 😅 non sei un'influenzzzzer 🤣